programma oltreconfine 2025

gli ospiti
e gli appuntamenti

lunedì 31 marzo · ORE 21,00
gianico · biblioteca "g. mondini" · via marconi, 9

mario
desiati

malbianco

Modera mattia insolia

in collaborazione con:
Marco Petrovici ha quarant’anni e vive a Berlino, quando all’improvviso, un giorno, inizia a svenire. Per scoprire l’origine di questi disturbi decide di tornare in Puglia, dai genitori ormai anziani che vivono immersi in un bosco: schiacciato dai sensi di colpa per non essere il figlio che speravano, si ferma nella casa di famiglia per occuparsi di loro, ma allo stesso tempo si convince che le cause del suo malessere vadano cercate nella memoria sepolta di quel loro cognome così strano. A partire da un ricordo d’infanzia dai contorni fumosi, con l’aiuto della letteratura e della storiografia, della psicoterapia e di un diario ritrovato non per caso, Marco cura il “malbianco” che opprime la sua famiglia. Facendosi largo tra reticenza e continue omissioni, scopre lavita segreta della bisnonna Addolorata, trovatella e asinaia, e ricostruisce le vicende di nonno Demetrio e di suo fratello Vladimiro, entrambi reduci di guerra, una guerra combattuta e patita in modi molto diversi. Chi sono davvero i Petrovici? Da dove arrivano? Questa è la parabola di chi rivolge lo sguardo alle proprie origini più profonde, per vivere il presente e immaginare un futuro libero da quel malbianco che nasconde la vera essenza delle persone. Premio Strega 2022 con Spatriati e tra le voci della narrativa contemporanea italiana tradotte nel mondo, Mario Desiati torna alla narrativa con Malbianco (Einaudi), il suo romanzo più lirico, inquieto, ambizioso e maturo: dai boschi di Taranto al gelo dei campi di prigionia tedeschi, l’autore indaga il rapporto tra l'individuo e le sue radici, il trauma e la vergogna, interrogando con coraggio il rimosso collettivo del nostro Paese. Perché se “di certi fantasmi ci si libera soltanto raccontandoli”, prima di tutto bisogna conoscere il passato da cui proveniamo.

martedì 8 aprile · ore 21,00
angolo terme · teatro parrocchiale · oratorio "g. tovini"

carlotta
vagnoli

PRENOTAZIONI EVENTO DAL 25 MARZO

maledetta sfortuna
vedere, riconoscere e rifiutare la violenza di genere

Modera Nadia Busato

in collaborazione con:
Di cosa parliamo quando usiamo l’espressione “violenza di genere”? Come nasce? Quali sono i primi campanelli d’allarme? Che cosa accomuna il catcalling al femminicidio? È tempo di fare chiarezza su un argomento che ci tocca tutti quanti, ma di cui si fa spesso fatica a parlare nei termini giusti: se ne fa carico Carlotta Vagnoli, da anni punto di riferimento proprio sui temi della violenza di genere. Vagnoli sviscera il discorso affrontandolo a trecentosessanta gradi, parlando di revenge porn e di linguaggio dell’odio, di victim blaming e mezzi di comunicazione, di pregiudizi e luoghi comuni, di educazione e ruoli, di vittime e carnefici. E facendolo ci sprona a muovere un passo fuori dal branco e a diffondere la disciplina del consenso, aprendo la discussione sugli scenari futuri del rapporto tra uomo e donna, con la speranza in una società libera finalmente dagli stereotipi di genere. Un viaggio all’interno di una questione non più rinviabile condotto da Carlotta Vagnoli, fiorentina classe 1987, dal 2015 collaboratrice come sex columnist per GQ e Playboy. Autrice, femminista, attivista e content creator, utilizza le piattaforme social come veicolo per fare divulgazione sui temi a lei più cari. Dal 2017 tiene lezioni nelle scuole medie e superiori d’Italia per avvicinare studenti e studentesse al tema del consenso e fare prevenzione verso la violenza di genere. Tra le sue pubblicazioni, Maledetta sfortuna. Vedere, riconoscere e rifiutare la violenza di genere (Fabbri), Poverine. Come non si racconta il femminicidio (Einaudi) e Memoria delle mie puttane allegre (Marsilio). Animali notturni (Einaudi) è il suo primo romanzo.

martedì 29 aprile · ore 21,00
bienno · chiesa di santa maria annunciata · via santa maria

giulia
caminito

il male che non c'è

Modera simonetta sciandivasci

in collaborazione con:
Capita, nella vita, che l’universo ci appaia diviso tra quelli che non si fanno spaventare dal mondo e quelli come noi, abitati da un dolore nascosto sottopelle. Per Loris tutto ha avuto inizio nel tempo bambino, quando era insieme al nonno, il bisogno di leggere per scacciare le angosce scompariva e lui imparava cose meravigliose; ora Loris ha trent’anni, ha fatto della lettura il suo mestiere, vive in città e ha una fidanzata. Ma il lavoro è precario, l’ansia di non essere all’altezza dell’età adulta lo schiaccia e lo divora. Loris scivola dentro sé stesso, prima per difendersi, poi per ascoltare i messaggi d’allarme che il suo corpo gli manda. C’è un male dentro di lui, capace di portarsi via ogni speranza. E mentre i medici, la fidanzata e i genitori appaiono sempre più lontani, a Loris rimangono solo due alleati: i social media, sollievo e nutrimento per i suoi fantasmi, e Catastrofe, la creatura mutaforme – gatta, lupa, amica, sposa – che gli sta vicino nei momenti più difficili, in attesa di un barlume di speranza. Premio Campiello 2021 con L’acqua del lago non è mai dolce, tradotto in oltre venti paesi, Giulia Caminito torna al romanzo con Il male che non c’è (Bompiani) attraverso il quale racconta se stessa e la sua generazione, che non ha subito guerre o privazioni materiali ma ha avuto in sorte la solitudine della Rete e della precarietà. La sua scrittura essenziale si apre in questo libro a una sorprendente atmosfera onirica, facendo dell’ipocondria una memorabile protagonista, e mettendo in scena tra i palazzi urbani la selva scura in cui tutte le nostre più dolorose esperienze si muovono. Il male che non c’è è un libro sul potere dell’immaginazione e dell’infanzia, è il romanzo di una discesa agli inferi e della risalita verso l’origine luminosa a cui tutti, se vogliamo, possiamo tornare.

venerdì 9 maggio · ore 21,00
Darfo boario terme · cinema garden multivision · piazza medaglie d'oro

maura
delpero

vermiglio
le quattro stagioni della natura e della vita

Modera giulio sangiorgio

in collaborazione con:
Maura Delpero, regista e sceneggiatrice, ha intrapreso una carriera caratterizzata da un forte impegno nel raccontare storie umane e sociali attraverso il cinema. Premiata con il Women in Motion Young Talent Award al Festival di Cannes, ha firmato opere come Maternal (che ha vinto premi in festival come Locarno, BFI London e Busan), Signori professori, Nadea e Sveta. Nel 2024 ha vinto il Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia con il film Vermiglio, celebrato nel nostro Paese e nel mondo, selezionato come candidato italiano per gli Oscar 2025. Vermiglio è il racconto di un piccolo mondo antico, nel quale Lucia, Ada e Flavia sono le tre figlie femmine della famiglia Graziadei che ha contato dieci nascite, non tutte purtroppo andate a buon fine, come succedeva nell'Italia rurale all'epoca della Seconda Guerra Mondiale. La famiglia vive in una casetta in mezzo ai campi e alla neve dei lunghi inverni di montagna; il capofamiglia è un maestro elementare che si sforza di insegnare ai suoi studenti non solo ad esprimersi in un italiano corretto, ma anche ad aspirare a qualcosa di più alto della fatica. Quando i Graziadei ospitano un soldato che ha disertato l'esercito, si innesca una reazione a catena che l'unità famigliare dovrà gestire, e che si svilupperà lungo l’ultimo anno di guerra. L’epoca perduta della storia, grazie alla raffinata cinepresa della regista, si fa racconto di un microcosmo familiare e comunitario attraverso le quattro stagioni: il tempo in cui la natura compie il suo ciclo, in cui una ragazza può farsi donna, in cui un ventre può gonfiarsi e divenire creatura. Il tempo in cui si può smarrire il cammino che portava sicuri a casa, si possono solcare mari verso terre sconosciute. In quattro stagioni, ci dice Vermiglio, si può morire e rinascere.

martedì 13 maggio · ore 21,00
breno · cinema teatro giardino · viale 28 aprile

antonio
scurati

PRENOTAZIONI EVENTO DAL 29 APRILE

la fine e il principio: M
il figlio del secolo e la fragilità della democrazia

Alla vigilia dell’ottantesimo anniversario della Liberazione, Antonio Scurati (Premio Campiello 2005 con Il sopravvissuto) conclude l’impresa letteraria cominciata con M. Il figlio del secolo, vincitore del Premio Strega 2019, con il romanzo La fine e il principio (Bompiani), mostrandoci il fascismo repubblichino e lo scempio di piazzale Loreto come mai era stato fatto prima. Mettendo in campo tutta la potenza e la pietas della letteratura, ci racconta la tragica fine del dittatore e, con essa, il principio della libertà per l’Italia e per l’Europa. All’indomani della seduta del Gran Consiglio che lo ha deposto, il 28 luglio 1943 Mussolini viene deportato a Campo Imperatore, in cima al Gran Sasso. Ha perso tutto, non spera più niente. Liberato con un blitz dal Führer, ricongiunto alla famiglia di cui fa parte uno dei suoi traditori, Mussolini viene messo a capo di uno Stato fantoccio, la Repubblica sociale italiana, dove la bestia ferita tenta il suo ultimo colpo di coda. Sono i seicento giorni, dal settembre del 1943 all’aprile del 1945, in cui il nostro Paese conosce la sua ora più buia: è l’ora della violenza più bassa e vile, della legione Muti e della banda Koch che portano il terrore nelle città, della caccia agli ebrei, dei bombardamenti a tappeto. Siamo all’ultimo atto della tragedia della guerra. Scurati si concentra su un luogo, Milano, dove la guerra civile tocca il suo acme di sangue e di freddezza. È la fine dell’impero, della monarchia, la fine dell’uomo che più di ogni altro ha marchiato a sangue il corpo della nostra storia. È la fine di tutti i coprotagonisti, quelli che cercano “la bella morte” e quelli che hanno continuato a vivere nel dopoguerra cambiando pelle. Sotto il cielo di questo crepuscolo apocalittico, su questa terra devastata, germoglia, sorprendente, la giovane, tenace pianta della democrazia.

venerdì 23 maggio · ore 21,00
pisogne · parco comunale damioli · via pieve

monika
bulaj

andanti
in cammino con nomadi, pellegrini, minoranze in fuga

in collaborazione con:
Fotografa, documentarista, reporter, performer, Monika Bulaj svolge da anni ricerche su luoghi sacri condivisi, minoranze, pellegrini e popoli nomadi a rischio in Europa, Asia, Africa, Sud America. Ha studiato filologia all’Università di Varsavia e si è formata in seguito in antropologia, filosofia, teologia, teatro e danza. Ha pubblicato su importanti testate internazionali, tra cui Granta Magazine, La Repubblica, Revue XXI, GEO, National Geographic, The New York Times, The Guardian. È autrice pluripremiata di dieci libri di reportage letterario e fotografico (per i tipi di Contrasto, National Geographic, Electa, Skira, Bruno Mondadori, Feltrinelli, Frassinelli, Alinari, e per gli altri) e di un centinaio di mostre in tutto il mondo. Ha ricevuto nel 2014 il Premio Nazionale “Non-violenza” con le seguenti motivazioni: «Per la sua attività di fotografa, reporter e documentarista, capace di mettere in luce l’umanità esistente nei confini più nascosti eppure evidenti della terra, di far vedere la guerra attraverso le sue conseguenze, di indagare l’animo dell’Uomo, la sua ansia di religiosità, di tenerezza e di dignità. Monika Bulaj rende visibile l’invisibile, attraverso l’esplorazione dell’animo delle persone, creando con l’immagine, l’unità dell’umano».

giovedì 29 maggio · ore 21,00
borno · sala congressi · piazza caduti, 2

antonella
lattanzi

capire il cuore altrui
emma, flaubert e altre ossessioni

Modera laura pezzino

Viziata, egoista, capricciosa, indolente, arrivista. Oppure: paladina del Desiderio, la pulsione fondamentale che muove ogni essere umano, che in lei è totalizzante al punto da guidare ogni sua azione, dalle relazioni amorose al suicidio finale. Di tutte le eroine della letteratura poche sono in grado di dividere il parere dei lettori quanto Emma Bovary. Antonella Lattanzi è una delle più grandi scrittrici italiane contemporanee, tradotta in diverse lingue: tra i suoi romanzi, Cose che non si raccontano (Einaudi), Questo giorno che incombe (HarperCollins) e Devozione (Einaudi), mentre per il cinema ha firmato numerose sceneggiature e collabora con Il Corriere della Sera. Da tempo l’autrice si è innamorata di Emma: più di una volta, a ogni rilettura del capolavoro di Flaubert, in periodi diversi e sempre cruciali, della sua vita. Madame Bovary è il libro del suo cuore, ed Emma per lei quasi un’ossessione: lo stesso desiderio inestinguibile che muove Emma, Lattanzi lo sente come proprio, tanto da farle pensare se non “Madame Bovary sono io” almeno “Emma è mia sorella”. Seguendo il filo di questa affinità elettiva, la scrittrice, con il suo stile appassionato, ci conduce in un viaggio nella psiche dell’eroina flaubertiana, un viaggio in cui la sua vita e quella immaginaria del personaggio si intrecciano, mostrandoci come l’opera e l’ossessiva cura di Flaubert per la scrittura illuminino un percorso che riguarda altri libri, film, canzoni, da Anna Karenina a Beppe Fenoglio. Capire il cuore altrui (HarperCollins) rivela ancora una volta il talento di Lattanzi, la sua scrittura ipnotica, emozionante ed esatta, capace di indagare come solo la grande letteratura sa fare gli abissi e le vette dell’animo umano.

martedì 3 giugno · ore 21,00
pian camuno · chiesa santa maria della rotonda · via castellazzi, 25

paola
barbato

la torre d'avorio
tra dylan dog, il thriller e la letteratura per ragazzi

Modera alessandro beretta

Paola Barbato, milanese di nascita e bresciana d’adozione prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e due cani, è scrittrice e sceneggiatrice di fumetti. Dal 1999 sceneggia l’amatissimo Dylan Dog per la Sergio Bonelli Editore, oltre a partecipare a diverse altre serie a fumetti. Tra i suoi romanzi, Bilico (Rizzoli), Mani nude (2008, vincitore del Premio Scerbanenco, da cui è stato tratto un film nel 2024), la trilogia Io so chi sei, Zoo e Vengo a prenderti, oltre a L’ultimo ospite e Il dono. Dal 2019 collabora anche con Il battello a vapore scrivendo libri per bambini e ragazzi. Nel 2009 ha scritto la fiction Nel nome del male per Sky. Nuovo tassello del suo percorso multiforme è il romanzo La torre d’avorio (Neri Pozza), un giallo che muove da una domanda di fondo: è possibile cancellare il passato e liberarci della persona che siamo stati? Protagonista è Mara Paladini, che ci sta provando da tredici anni, dopo aver scontato una pena in una struttura psichiatrico-giudiziaria per il tentato omicidio del marito e dei due figli. Il nome di quella donna, affetta dalla sindrome di Münchhausen per procura - una patologia che porta a far ammalare le persone che si amano per poi curarle e prendersi il merito della loro guarigione - era Mariele Pirovano, ma quel nome Mara lo deve dimenticare, perché quella persona non esiste più. Almeno questo è ciò di cui tutti vogliono convincerla. Lei però non ci crede e nella sua nuova vita in una grande città ha costruito una quotidianità che la tiene lontano dal mondo, uscendo di rado da quella prigione fatta da scatoloni e memorie. Un giorno però nella sua torre d’avorio si apre una breccia, e da una macchia sul soffitto scoprirà un uomo morto: ora Mara sa che è stato tutto inutile, che il suo passato l’ha riagguantata. Ma ora, come fare a fuggire?

venerdì 6 giugno giugno · ore 21,00
paspardo · centro polifunzionale · piazzale padre marcolini

giorgio
vacchiano

la resilienza del bosco
storie di foreste che cambiano il pianeta

Semplicemente vivono, e cambiano, a un ritmo più lento del nostro. C'è, tuttavia, un momento in cui abbiamo la possibilità di apprezzarne il cambiamento, e, ironia della sorte,è proprio quando vi si abbatte una calamità o, come si dice in ecologia, un «disturbo». Che sia un incendio, un'alluvione, un'eruzione, ciò che segue non è l'estinzione totale. Al contrario. Disturbi di questo tipo sconvolgono un ecosistema, ma al tempo stesso aprono la strada a nuove specie animali e vegetali. Ed è proprio questa capacità di adattamento ad accumunare i boschi che Vacchiano ha incontrato durante la sua attività di ricerca. Una resilienza acquisita grazie a milioni dianni di lenta evoluzione, che però potrebbe non bastare di fronte ai cambiamentirepentini a cui stiamo sottoponendo la nostra casa comune. E quindi? Vacchiano indica una strada, dal parco nazionale di Yellowstone negli Stati Uniti alla foresta pluviale delle isole Haida Gwaii nell'Oceano Pacifico, fino alla piemontese Val Sessera, ogni bosco rivela storie di connessioni: tra alberi e alberi, tra alberi e animali, tra alberi e acqua, oaria, o fuoco. Tra alberi e uomini. E anche, tra uomini e uomini. Dimostrando quanto siamo immersi negli ecosistemi che ci danno la vita. Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in Gestione e pianificazione forestale, studia modelli di simulazione in supporto alla gestione forestale sostenibile, la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico e ai disturbi naturali nelle foreste temperate europee. Si occupa anche di divulgazione scientifica ed è stato nominato dalla rivista Nature tra gli undici migliori scienziati emergenti nel mondo. Le storie che racconta parlano di piante, boschi, foreste, ma soprattutto di noi, di come sapremo immaginare il nostro futuro in relazione all'ambiente che ci circonda.

giovedì 12 giugno · ore 21,00
costa volpino · cinema iride · via torrione

stefano
nazzi

PRENOTAZIONI EVENTO DAL 29 MAGGIO

Canti di guerra

Stefano Nazzi, giornalista, ha lavorato per alcune importanti testate nazionali. Si è sempre occupato di cronaca, seguendo i casi più conosciuti e di maggiore risonanza, ma anche vicende meno note. Oggi racconta la cronaca e l’attualità per Il Post. È ideatore e autore del seguitissimo Indagini, ai primi posti delle classifiche dei podcast, e di Altre indagini. Da Mondadori ha pubblicato Il volto del male e Canti di Guerra, che narra conflitti, vendette, amori nella Milano degli anni Settanta. «A me piacevano le banche con la porta girevole, un calcio e il mondo cominciava a girare. Uscivo per primo, facevo fuori un caricatore intero e davo il via al Far West.» È questa la Milano degli anni Settanta, oscura, plumbea, e irriconoscibile rispetto a quella di oggi. Per le strade si calpestano i bossoli di pistola, la media di omicidi è di 150 all’anno, nei locali notturni si mescolano delinquenti, imprenditori e personaggi dello spettacolo. Qui si incrociano per la prima volta i destini dei tre banditi, i loro nomi si pronunciano a bassa voce. Sono tre uomini molto diversi tra loro: Francis Turatello, noto come «Faccia d’angelo», insaziabile di potere, Renato Vallanzasca, il «bel René», un rapinatore anarchico che ama essere al centro dell’attenzione, e Angelo Epaminonda, detto «il Tebano», un gangster spietato. Nati senza possedere niente, sono pronti a prendersi tutto, prima sparandosi addosso, poi alleandosi, poi tornando a sparare. Intorno a loro si muovono gli affiliati alla banda, i poliziotti e le vittime innocenti. È una storia nera di sangue, tradimenti e morti ma anche di sodalizi, potere e amore. Nazzi la ricostruisce con la sua prosa intensa e incalzante raccontando gli uomini dietro ai criminali e le ombre che li hanno resi tali, perché nonostante siano passati oltre trent’anni dall’ultimo sparo i loro canti di guerra riecheggiano ancora oggi.

sabato 21 giugno · ore 21,00
cedegolo · museo dell'energia idroelettrica di valle camonica - via roma, 48

luciano
fontana

PRENOTAZIONI EVENTO DAL 7 GIUNO

Libera e affidabile
è ancora possibile per l'informazione svolgere il suo ruolo nel mondo dei social e delle fake news?

Viviamo immersi in un’epoca ricca di conflitti, di fratture e di cambiamenti, attraversati non più da una solida concezione di verità ma dal concetto di “post-verità”. In una società che si poggia sulla tecnologia, quale ruolo assume dunque l’informazione e la possibilità stessa di accedere a ciò che accade attorno a noi? Luciano Fontana, dal 2015 direttore del Corriere della Sera, ci accompagna nel mondo dell’informazione continua, tra carta stampata, media, social network, fake news e intelligenza artificiale, nel quale districarsi tra le notizie - tra il concetto di vero e di falso - è sempre più difficile e richiede una sorveglianza continua, affinché l’informazione continui a rappresentare un solido presidio di democrazia e di libertà di pensiero per le cittadine e i cittadini. Perché il giornalismo, oggi più che mai, deve essere libero, affidabile, trasparente: il racconto fedele e non manipolabile del nostro presente, un continuo esercizio di partecipazione attiva, di pensiero, di elaborazione del futuro. Ma è ancora possibile, oggi, immaginare un’informazione libera?

Iscriviti alla nostra newsletter!

comune di
angolo terme

comune di
bienno

comune di
breno

comune di
cedegolo

comune di
costa volpino

comune di
darfo boario
terme

comune di
gianico

comune di
esine

comune di
paspardo

comune di
pian camuno

comune di
pisogne

sponsor