lunedì 31 marzo · ORE 21,00 gianico · biblioteca "g. mondini" · via marconi, 9
mario desiati
malbianco
Modera mattia insolia
in collaborazione con:
Marco Petrovici ha quarant’anni e vive a Berlino, quando all’improvviso, un giorno, inizia a svenire. Per scoprire l’origine di questi disturbi decide di tornare in Puglia, dai genitori ormai anziani che vivono immersi in un bosco: schiacciato dai sensi di colpa per non essere il figlio che speravano, si ferma nella casa di famiglia per occuparsi di loro, ma allo stesso tempo si convince che le cause del suo malessere vadano cercate nella memoria sepolta di quel loro cognome così strano. A partire da un ricordo d’infanzia dai contorni fumosi, con l’aiuto della letteratura e della storiografia, della psicoterapia e di un diario ritrovato non per caso, Marco cura il “malbianco” che opprime la sua famiglia. Facendosi largo tra reticenza e continue omissioni, scopre lavita segreta della bisnonna Addolorata, trovatella e asinaia, e ricostruisce le vicende di nonno Demetrio e di suo fratello Vladimiro, entrambi reduci di guerra, una guerra combattuta e patita in modi molto diversi. Chi sono davvero i Petrovici? Da dove arrivano? Questa è la parabola di chi rivolge lo sguardo alle proprie origini più profonde, per vivere il presente e immaginare un futuro libero da quel malbianco che nasconde la vera essenza delle persone. Premio Strega 2022 con Spatriati e tra le voci della narrativa contemporanea italiana tradotte nel mondo, Mario Desiati torna alla narrativa con Malbianco (Einaudi), il suo romanzo più lirico, inquieto, ambizioso e maturo: dai boschi di Taranto al gelo dei campi di prigionia tedeschi, l’autore indaga il rapporto tra l'individuo e le sue radici, il trauma e la vergogna, interrogando con coraggio il rimosso collettivo del nostro Paese. Perché se “di certi fantasmi ci si libera soltanto raccontandoli”, prima di tutto bisogna conoscere il passato da cui proveniamo.
martedì 8 aprile · ore 21,00 angolo terme · teatro parrocchiale · oratorio "g. tovini"
maledetta sfortuna vedere, riconoscere e rifiutare la violenza di genere
Modera Nadia Busato
in collaborazione con:
Di cosa parliamo quando usiamo l’espressione “violenza di genere”? Come nasce? Quali sono i primi campanelli d’allarme? Che cosa accomuna il catcalling al femminicidio? È tempo di fare chiarezza su un argomento che ci tocca tutti quanti, ma di cui si fa spesso fatica a parlare nei termini giusti: se ne fa carico Carlotta Vagnoli, da anni punto di riferimento proprio sui temi della violenza di genere. Vagnoli sviscera il discorso affrontandolo a trecentosessanta gradi, parlando di revenge porn e di linguaggio dell’odio, di victim blaming e mezzi di comunicazione, di pregiudizi e luoghi comuni, di educazione e ruoli, di vittime e carnefici. E facendolo ci sprona a muovere un passo fuori dal branco e a diffondere la disciplina del consenso, aprendo la discussione sugli scenari futuri del rapporto tra uomo e donna, con la speranza in una società libera finalmente dagli stereotipi di genere. Un viaggio all’interno di una questione non più rinviabile condotto da Carlotta Vagnoli, fiorentina classe 1987, dal 2015 collaboratrice come sex columnist per GQ e Playboy. Autrice, femminista, attivista e content creator, utilizza le piattaforme social come veicolo per fare divulgazione sui temi a lei più cari. Dal 2017 tiene lezioni nelle scuole medie e superiori d’Italia per avvicinare studenti e studentesse al tema del consenso e fare prevenzione verso la violenza di genere. Tra le sue pubblicazioni, Maledetta sfortuna. Vedere, riconoscere e rifiutare la violenza di genere (Fabbri), Poverine. Come non si racconta il femminicidio (Einaudi) e Memoria delle mie puttane allegre (Marsilio). Animali notturni (Einaudi) è il suo primo romanzo.
martedì 29 aprile · ore 21,00 bienno · chiesa di santa maria annunciata · via santa maria
giulia caminito
il male che non c'è
Modera simonetta sciandivasci
in collaborazione con:
Capita, nella vita, che l’universo ci appaia diviso tra quelli che non si fanno spaventare dal mondo e quelli come noi, abitati da un dolore nascosto sottopelle. Per Loris tutto ha avuto inizio nel tempo bambino, quando era insieme al nonno, il bisogno di leggere per scacciare le angosce scompariva e lui imparava cose meravigliose; ora Loris ha trent’anni, ha fatto della lettura il suo mestiere, vive in città e ha una fidanzata. Ma il lavoro è precario, l’ansia di non essere all’altezza dell’età adulta lo schiaccia e lo divora. Loris scivola dentro sé stesso, prima per difendersi, poi per ascoltare i messaggi d’allarme che il suo corpo gli manda. C’è un male dentro di lui, capace di portarsi via ogni speranza. E mentre i medici, la fidanzata e i genitori appaiono sempre più lontani, a Loris rimangono solo due alleati: i social media, sollievo e nutrimento per i suoi fantasmi, e Catastrofe, la creatura mutaforme – gatta, lupa, amica, sposa – che gli sta vicino nei momenti più difficili, in attesa di un barlume di speranza. Premio Campiello 2021 con L’acqua del lago non è mai dolce, tradotto in oltre venti paesi, Giulia Caminito torna al romanzo con Il male che non c’è (Bompiani) attraverso il quale racconta se stessa e la sua generazione, che non ha subito guerre o privazioni materiali ma ha avuto in sorte la solitudine della Rete e della precarietà. La sua scrittura essenziale si apre in questo libro a una sorprendente atmosfera onirica, facendo dell’ipocondria una memorabile protagonista, e mettendo in scena tra i palazzi urbani la selva scura in cui tutte le nostre più dolorose esperienze si muovono. Il male che non c’è è un libro sul potere dell’immaginazione e dell’infanzia, è il romanzo di una discesa agli inferi e della risalita verso l’origine luminosa a cui tutti, se vogliamo, possiamo tornare.
venerdì 9 maggio · ore 21,00 Darfo boario terme · cinema garden multivision · piazza medaglie d'oro
maura delpero
vermiglio le quattro stagioni della natura e della vita
Modera giulio sangiorgio
in collaborazione con:
Maura Delpero, regista e sceneggiatrice,
ha intrapreso una carriera caratterizzata
da un forte impegno nel raccontare storie
umane e sociali attraverso il cinema.
Premiata con il Women in Motion Young
Talent Award al Festival di Cannes, ha
firmato opere come Maternal (che ha vinto
premi in festival come Locarno, BFI London
e Busan), Signori professori, Nadea e Sveta.
Nel 2024 ha vinto il Gran Premio della
Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia
con il film Vermiglio, celebrato nel nostro
Paese e nel mondo, selezionato come
candidato italiano per gli Oscar 2025.
Vermiglio è il racconto di un piccolo
mondo antico, nel quale Lucia, Ada e
Flavia sono le tre figlie femmine della
famiglia Graziadei che ha contato dieci
nascite, non tutte purtroppo andate a
buon fine, come succedeva nell'Italia
rurale all'epoca della Seconda Guerra
Mondiale. La famiglia vive in una casetta
in mezzo ai campi e alla neve dei lunghi
inverni di montagna; il capofamiglia
è un maestro elementare che si sforza
di insegnare ai suoi studenti non solo
ad esprimersi in un italiano corretto,
ma anche ad aspirare a qualcosa di più
alto della fatica. Quando i Graziadei
ospitano un soldato che ha disertato
l'esercito, si innesca una reazione a
catena che l'unità famigliare dovrà
gestire, e che si svilupperà lungo
l’ultimo anno di guerra. L’epoca
perduta della storia, grazie alla
raffinata cinepresa della regista,
si fa racconto di un microcosmo
familiare e comunitario attraverso
le quattro stagioni: il tempo in cui la
natura compie il suo ciclo, in cui una
ragazza può farsi donna, in cui un
ventre può gonfiarsi
e divenire creatura.
Il tempo in cui si può smarrire il
cammino che portava sicuri a casa,
si possono solcare mari verso terre
sconosciute. In quattro stagioni, ci dice
Vermiglio, si può morire e rinascere.
martedì 13 maggio · ore 21,00 breno · cinema teatro giardino · viale 28 aprile
la fine e il principio: M il figlio del secolo e la fragilità della democrazia
Alla vigilia dell’ottantesimo anniversario
della Liberazione, Antonio Scurati (Premio
Campiello 2005 con Il sopravvissuto)
conclude l’impresa letteraria cominciata
con M. Il figlio del secolo, vincitore del
Premio Strega 2019, con il romanzo La
fine e il principio (Bompiani), mostrandoci
il fascismo repubblichino e lo scempio di
piazzale Loreto come mai era stato fatto
prima. Mettendo in campo tutta la potenza
e la pietas della letteratura, ci racconta la
tragica fine del dittatore e, con essa,
il principio della libertà per l’Italia
e per l’Europa.
All’indomani della seduta del Gran
Consiglio che lo ha deposto, il 28 luglio
1943 Mussolini viene deportato a
Campo Imperatore, in cima al Gran
Sasso. Ha perso tutto, non spera più
niente. Liberato con un blitz dal Führer,
ricongiunto alla famiglia di cui fa parte
uno dei suoi traditori, Mussolini viene
messo a capo di uno Stato fantoccio, la
Repubblica sociale italiana, dove la bestia
ferita tenta il suo ultimo colpo di coda.
Sono i seicento giorni, dal settembre del
1943 all’aprile del 1945, in cui il nostro
Paese conosce la sua ora più buia: è l’ora
della violenza più bassa e vile, della
legione Muti e della banda Koch che
portano il terrore nelle città, della caccia
agli ebrei, dei bombardamenti a tappeto.
Siamo all’ultimo atto della tragedia
della guerra. Scurati si concentra
su un luogo, Milano, dove la guerra
civile tocca il suo acme di sangue e di
freddezza. È la fine dell’impero, della
monarchia, la fine dell’uomo che più
di ogni altro ha marchiato a sangue il
corpo della nostra storia.
È la fine di tutti i coprotagonisti, quelli
che cercano “la bella morte” e quelli
che hanno continuato a vivere nel
dopoguerra cambiando pelle.
Sotto il cielo di questo crepuscolo
apocalittico, su questa terra devastata,
germoglia, sorprendente, la giovane,
tenace pianta della democrazia.
venerdì 23 maggio · ore 21,00 pisogne · parco comunale damioli · via pieve
monika bulaj
andanti in cammino con nomadi, pellegrini, minoranze in fuga
in collaborazione con:
Fotografa, documentarista, reporter,
performer, Monika Bulaj svolge da
anni ricerche su luoghi sacri condivisi,
minoranze, pellegrini e popoli nomadi
a rischio in Europa, Asia, Africa,
Sud America.
Ha studiato filologia all’Università
di Varsavia e si è formata in seguito
in antropologia, filosofia, teologia,
teatro e danza.
Ha pubblicato su importanti testate
internazionali, tra cui Granta Magazine,
La Repubblica, Revue XXI, GEO,
National Geographic, The New York Times,
The Guardian.
È autrice pluripremiata di dieci libri
di reportage letterario e fotografico
(per i tipi di Contrasto, National
Geographic, Electa, Skira, Bruno
Mondadori, Feltrinelli, Frassinelli,
Alinari, e per gli altri) e di un centinaio
di mostre in tutto il mondo.
Ha ricevuto nel 2014 il Premio
Nazionale “Non-violenza” con le seguenti
motivazioni: «Per la sua attività di
fotografa, reporter e documentarista,
capace di mettere in luce l’umanità esistente
nei confini più nascosti eppure evidenti della
terra, di far vedere la guerra attraverso
le sue conseguenze, di indagare l’animo
dell’Uomo, la sua ansia di religiosità,
di tenerezza e di dignità.
Monika Bulaj rende visibile l’invisibile,
attraverso l’esplorazione dell’animo
delle persone, creando con l’immagine,
l’unità dell’umano».
giovedì 29 maggio · ore 21,00 borno · sala congressi · piazza caduti, 2
antonella lattanzi
capire il cuore altrui emma, flaubert e altre ossessioni
Modera laura pezzino
Viziata, egoista, capricciosa, indolente,
arrivista. Oppure: paladina del Desiderio,
la pulsione fondamentale che muove ogni
essere umano, che in lei è totalizzante al
punto da guidare ogni sua azione, dalle
relazioni amorose al suicidio finale.
Di tutte le eroine della letteratura poche
sono in grado di dividere il parere dei lettori
quanto Emma Bovary.
Antonella Lattanzi è una delle più grandi
scrittrici italiane contemporanee, tradotta
in diverse lingue: tra i suoi romanzi, Cose
che non si raccontano (Einaudi), Questo giorno
che incombe (HarperCollins) e Devozione
(Einaudi), mentre per il cinema ha firmato
numerose sceneggiature e collabora
con Il Corriere della Sera.
Da tempo l’autrice si è innamorata di
Emma: più di una volta, a ogni rilettura del
capolavoro di Flaubert, in periodi diversi e
sempre cruciali, della sua vita.
Madame Bovary è il libro del suo cuore,
ed Emma per lei quasi un’ossessione:
lo stesso desiderio inestinguibile che muove
Emma, Lattanzi lo sente come proprio, tanto
da farle pensare se non “Madame Bovary
sono io” almeno “Emma è mia sorella”.
Seguendo il filo di questa affinità elettiva,
la scrittrice, con il suo stile appassionato,
ci conduce in un viaggio nella psiche
dell’eroina flaubertiana, un viaggio in
cui la sua vita e quella immaginaria
del personaggio si intrecciano,
mostrandoci come l’opera e
l’ossessiva cura di Flaubert per la
scrittura illuminino un percorso che
riguarda altri libri, film, canzoni, da
Anna Karenina a Beppe Fenoglio.
Capire il cuore altrui (HarperCollins)
rivela ancora una volta il talento di
Lattanzi, la sua scrittura ipnotica,
emozionante ed esatta, capace
di indagare come solo la grande
letteratura sa fare gli abissi
e le vette dell’animo umano.
martedì 3 giugno · ore 21,00 pian camuno · chiesa santa maria della rotonda · via castellazzi, 25
paola barbato
la torre d'avorio tra dylan dog, il thriller e la letteratura per ragazzi
Modera alessandro beretta
Paola Barbato, milanese di nascita e
bresciana d’adozione prestata a Verona
dove vive con il compagno, tre figlie e due
cani, è scrittrice e sceneggiatrice di fumetti.
Dal 1999 sceneggia l’amatissimo Dylan
Dog per la Sergio Bonelli Editore, oltre a
partecipare a diverse altre serie a fumetti.
Tra i suoi romanzi, Bilico (Rizzoli), Mani nude
(2008, vincitore del Premio Scerbanenco,
da cui è stato tratto un film nel 2024), la
trilogia Io so chi sei, Zoo e Vengo a prenderti,
oltre a L’ultimo ospite e Il dono.
Dal 2019 collabora anche con Il battello a
vapore scrivendo libri per bambini e ragazzi.
Nel 2009 ha scritto la fiction Nel nome del
male per Sky.
Nuovo tassello del suo percorso
multiforme è il romanzo La torre d’avorio
(Neri Pozza), un giallo che muove da una
domanda di fondo: è possibile cancellare
il passato e liberarci della persona
che siamo stati?
Protagonista è Mara Paladini, che ci
sta provando da tredici anni, dopo aver
scontato una pena in una struttura
psichiatrico-giudiziaria per il tentato
omicidio del marito e dei due figli.
Il nome di quella donna, affetta dalla
sindrome di Münchhausen per procura
- una patologia che porta a far ammalare
le persone che si amano per poi curarle e
prendersi il merito della loro guarigione -
era Mariele Pirovano, ma quel nome
Mara lo deve dimenticare, perché
quella persona non esiste più.
Almeno questo è ciò di cui tutti
vogliono convincerla. Lei però non
ci crede e nella sua nuova vita in
una grande città ha costruito una
quotidianità che la tiene lontano dal
mondo, uscendo di rado da quella
prigione fatta da scatoloni e memorie.
Un giorno però nella sua torre d’avorio
si apre una breccia, e da una macchia
sul soffitto scoprirà un uomo morto:
ora Mara sa che è stato tutto inutile,
che il suo passato l’ha riagguantata.
Ma ora, come fare a fuggire?
venerdì 6 giugno giugno · ore 21,00 paspardo · centro polifunzionale · piazzale padre marcolini
giorgio vacchiano
la resilienza del bosco storie di foreste che cambiano il pianeta
Semplicemente vivono, e cambiano, a un
ritmo più lento del nostro. C'è, tuttavia, un
momento in cui abbiamo la possibilità
di apprezzarne il cambiamento, e, ironia
della sorte,è proprio quando vi si abbatte
una calamità o, come si dice in ecologia, un
«disturbo». Che sia un incendio, un'alluvione,
un'eruzione, ciò che segue non è l'estinzione
totale. Al contrario. Disturbi di questo tipo
sconvolgono un ecosistema, ma al tempo
stesso aprono la strada a nuove specie
animali e vegetali.
Ed è proprio questa capacità di adattamento
ad accumunare i boschi che Vacchiano
ha incontrato durante la sua attività di
ricerca. Una resilienza acquisita grazie
a milioni dianni di lenta evoluzione,
che però potrebbe non bastare di fronte
ai cambiamentirepentini a cui stiamo
sottoponendo la nostra casa comune.
E quindi? Vacchiano indica
una strada, dal parco nazionale di
Yellowstone negli Stati Uniti alla
foresta pluviale delle isole Haida Gwaii
nell'Oceano Pacifico, fino alla piemontese
Val Sessera, ogni bosco rivela storie di
connessioni: tra alberi e alberi, tra alberi e
animali, tra alberi e acqua, oaria, o fuoco.
Tra alberi e uomini.
E anche, tra uomini e uomini.
Dimostrando quanto siamo immersi
negli ecosistemi che ci danno la vita.
Giorgio Vacchiano, ricercatore e
docente in Gestione e pianificazione
forestale, studia modelli di simulazione
in supporto alla gestione forestale
sostenibile, la mitigazione e
l’adattamento al cambiamento climatico
e ai disturbi naturali nelle foreste
temperate europee. Si occupa anche
di divulgazione scientifica ed è stato
nominato dalla rivista Nature
tra gli undici migliori scienziati
emergenti nel mondo. Le storie che
racconta parlano di piante, boschi,
foreste, ma soprattutto di noi, di come
sapremo immaginare il nostro futuro
in relazione all'ambiente che ci circonda.
giovedì 12 giugno · ore 21,00 costa volpino · cinema iride · via torrione
Stefano Nazzi, giornalista, ha lavorato per alcune importanti testate nazionali. Si è sempre
occupato di cronaca, seguendo i casi più conosciuti e di maggiore risonanza, ma anche
vicende meno note. Oggi racconta la cronaca e l’attualità per Il Post. È ideatore e autore
del seguitissimo Indagini, ai primi posti delle classifiche dei podcast, e di Altre indagini. Da
Mondadori ha pubblicato Il volto del male e Canti di Guerra, che narra conflitti, vendette,
amori nella Milano degli anni Settanta.
«A me piacevano le banche con la porta girevole, un calcio e il mondo cominciava a
girare. Uscivo per primo, facevo fuori un caricatore intero e davo il via al Far West.» È
questa la Milano degli anni Settanta, oscura, plumbea, e irriconoscibile rispetto a quella di
oggi. Per le strade si calpestano i bossoli di pistola, la media di omicidi è di 150 all’anno,
nei locali notturni si mescolano delinquenti, imprenditori e personaggi dello spettacolo. Qui
si incrociano per la prima volta i destini dei tre banditi, i loro nomi si pronunciano a bassa
voce. Sono tre uomini molto diversi tra loro: Francis Turatello, noto come «Faccia
d’angelo», insaziabile di potere, Renato Vallanzasca, il «bel René», un rapinatore
anarchico che ama essere al centro dell’attenzione, e Angelo Epaminonda, detto «il
Tebano», un gangster spietato. Nati senza possedere niente, sono pronti a prendersi tutto,
prima sparandosi addosso, poi alleandosi, poi tornando a sparare. Intorno a loro si
muovono gli affiliati alla banda, i poliziotti e le vittime innocenti. È una storia nera di
sangue, tradimenti e morti ma anche di sodalizi, potere e amore. Nazzi la ricostruisce con
la sua prosa intensa e incalzante raccontando gli uomini dietro ai criminali e le ombre che
li hanno resi tali, perché nonostante siano passati oltre trent’anni dall’ultimo sparo i loro
canti di guerra riecheggiano ancora oggi.
sabato 21 giugno · ore 21,00 cedegolo · museo dell'energia idroelettrica di valle camonica - via roma, 48
Libera e affidabile è ancora possibile per l'informazione svolgere il suo ruolo nel mondo dei social e delle fake news?
Viviamo immersi in un’epoca ricca
di conflitti, di fratture e di cambiamenti,
attraversati non più da una solida
concezione di verità ma dal concetto
di “post-verità”.
In una società che si poggia sulla tecnologia,
quale ruolo assume dunque l’informazione
e la possibilità stessa di accedere
a ciò che accade attorno a noi?
Luciano Fontana, dal 2015 direttore del
Corriere della Sera, ci accompagna
nel mondo dell’informazione continua,
tra carta stampata, media, social network,
fake news e intelligenza artificiale, nel
quale districarsi tra le notizie
- tra il concetto di vero e di falso -
è sempre più difficile e richiede una
sorveglianza continua, affinché
l’informazione continui a rappresentare
un solido presidio di democrazia
e di libertà di pensiero
per le cittadine e i cittadini.
Perché il giornalismo, oggi più che mai,
deve essere libero, affidabile, trasparente:
il racconto fedele e non manipolabile del
nostro presente, un continuo esercizio
di partecipazione attiva, di pensiero, di
elaborazione del futuro.
Ma è ancora possibile, oggi,
immaginare un’informazione libera?